PSICOLOGIA : RIFLESSIONI SUI FANTASMI DI CHI VOLA revisione settembre 2015

RILETTURA CRITICA DEI PRIMI 180 REFERTI DELLA BATTERIA DI TEST AUTOSOMMINISTRATA DAI PILOTI SUL SITO WWW.AZZURROTICINO.IT
 
LA CHIAVE DI TUTTO – IL PUNTO DI ORIGINE
 
Vi è una parte dello studio di psicologia del volo libero che finora non avevamo avuto il tempo di rivedere in quanto eravamo più impegnati ad analizzare organizzare e commentare i risultati dei test.
Vi sono nel primo questionario una serie di domande riguardanti I FANTASMI : Immagini mentali nelle quali si materializza la paura e che costituiscono il substrato psicologico dell’ ANSIA.
Di seguito riporto il risultato numerico all’elenco di fantasmi e organizzatori come esposti nei questionari relativo ai 180 piloti che ad oggi hanno risposto in maniera completa, di seguito li commenteremo. . . .
 
TABELLA FANTASMI
 
Il luogo dei fantasmi è la mente.
Il tempo dei fantasmi è prevalentemente PRIMA DELL’EVENTO (parliamo infatti di ANSIA ANTICIPATORIA)
I fantasmi nascono dal profondo e invadono la coscienza.
In forma il più delle volte silenziosa la persona si sforza di ricacciarli nell’inconscio.
Purtroppo, come tutte le cose ricacciate (NEGATE) succede che ritornate nell’inconscio di CARICANO DI ENERGIA : più vengono ricacciati, più diventano potenti.
L’unico antidoto sarebbe quello di raccontarli …
Considerate che anche in questo nostro studio il 50% circa di chi ha risposto ai questionari non ha dato alcuna risposta a questa parte dedicata alla illustrazione dei fantasmi …
Tuttavia ben sappiamo tutti di cosa stiamo parlando :
Come piloti, oppure come passeggeri di biposto : vi ricordate le notti agitate o insonni prima di fare il primo volo alto ?
Successivamente l’agitazione si rinovella quando si tratta di andare a volare in un nuovo sito, oppure affrontare un cross particolarmente impegnativo, o approcciando i vari step della specializzazione : il decollo alla francese, i primi top, la prima vite, il primo SIV, il primo biposto come pilota …
Se notate però, la forma del fantasma : le immagini (I FILM)  concomitanti che attivano o scatenano l’ansia sono in ciascuno di noi sempre quelli. . .
 
Nella nostra ricerca siamo andati a scoprirli per la prima volta.
Quella relativa ai fantasmi è la parte meno strutturata della ricerca, perchè ci muoviamo su un terreno molto intimo, personale e profondo.
Per me si trattava di gettare l’amo e vedere quanti piloti erano disponibili a parlarne …
Come detto, almeno la metà ha tirato dritto …
Da coloro che sono stati al gioco mi aspettavo 2 cose :
  1. Verificare fra i fantasmi proposti quelli più gettonati
  2. Andare alla ricerca di altri fantasmi da inserire nel circuito della ricerca per poterne verificare successivamente la ricorrenza.
Devo dirvi subito che sono emerse risultati completamente diversi da ciò che mi aspettavo, ma che mi hanno aperto orizzonti chiari di significato e contenuto psicologico. Risultati che mi hanno fatto esclamare : “Che stupido! Perchè non ci ho pensato prima? Eppure era così evidente! ….”
 
Vedete voi stessi : qui sotto ho riportato in tabella :
  1. in nero la classifica dei fantasmi proposti così come gettonati dai piloti
  2. in rosso i fantasmi non compresi nel mio elenco che alcuni piloti mi hanno detto di avere … 
 ELENCO FANTASMI
 
 
I FANTASMI … QUANDO COMINCIANO ?
C’è ragione di credere che i fantasmi nascano con l’uomo : alcuni sostengono che parenti stretti dei fantasmi abitino nella mente mentre ancora siamo nella pancia della mamma. Ci sono evidenze encefalografiche su feti che testimoniano di attività immaginative correlate ad emozioni. Possiamo stare certi che ancor prima di aver VISTO il mondo, l’uomo possiede le immagini della vita, trasmesse con ogni probabilità attraverso la memoria cellulare (DNA) : immagini che ci fanno ridere e piangere ancora prima di venire al mondo.
Ma è con la nascita che abbiamo la possibilità di capirne l’origine e la funzione vitale. Lo scienziato che per primo ha studiato queste questioni si chiama Renè Spitz e, a chi interessa, può trovare le sue riflessioni sul libro “Il primo anno di vita” – ed. Giunti – Firenze.  
Da verifiche sperimentali e dati clinici è riuscito a capire che c’è in ciascuno di noi una MADRE DI TUTTI I FANTASMI che è : LA MANCATA RISPOSTA DELLA MAMMA AL GRIDO DI AIUTO.
Tutte le successive evoluzioni dell’attività fantasmatica nella mente umana riconducono a questa origine.
Chiamo, gemo, grido, impreco … a un certo punto c’è una mano che mi incontra …
E continuo a vivere finchè mi rimane la SPERANZA che questa mano arrivi.
Spitz ha capito che se la mano arriva dopo che questa speranza è morta … Anche se ne arrivano 100 mani… Quando è morta la fiducia il bambino si lascia morire per DEPRESSIONE ANACLITICA che precede il MARASMA …
La morte prima che fisica è psicologica : è la morte della speranza e della fiducia …
 
I FANTASMI DI VOLO DA DOVE ARRIVANO ?
Per aiutarci a capire l’origine della trama dei film mentali, ho sistemato i fantasmi sia neri sia rossi in un grafico a 4 settori che ci indicano l’ ORIGINE :
 
FANTASMI ORGANIZZATI PER ORIGINE
  • Conforta rilevare che c’è una leggera prevalenza di AUTOPERCEZIONE dell’ IO e dei suoi comportamenti come primo luogo di nascita dei fantasmi.
  • Nelle proiezioni la classifica vede in vantaggio “GLI ALTRI PILOTI” seguiti da un significativo ex aequo della NATURA e DEL MEZZO (nel nostro caso la vela).
E’ bene tenere presente questa classifica sul luogo di nascita della paura perchè da essa genera la probabile risposta su COSA FARE PER AUMENTARE LA SICUREZZA : il mix di interventi prevede 1 parte di intervento su di se’ e 2 parti di intervento su “altro” e una parte di imponderabile (la natura o la fatalità : ineluttabile!)
 
L’ATTERRAGGIO : MADRE DI TUTTI I FANTASMI
Spiccare il volo è simbolicamente collegato alla nascita.
Tutti i sogni di volo sono intimamente connessi a vissuti primordiali di DISTACCO DALLA MADRE.
Nel volo si rinovella il DISTACCO DALLA MADRE TERRA.
Dal momento del distacco, LA TERRA fino ad allora percepita come fonte di rassicurazioni e di sicurezza, sovverte sostanzialmente il suo aspetto e diventa il principale nemico foriero di rischi fatali : cadere, precipitare, urtare, perdersi, avvitarsi, schiantarsi, inabissarsi …
Ricordiamo altresì che la seconda nascita : diventare adulto al termine dell’adolescenza è denotato in forma ancora più diretta e scoperta come “SPICCARE IL VOLO”.
 
Una volta in volo tuttavia non tutta la terra però diventa MAMMA CATTIVA : per il pilota vengono conservati FRAMMENTI di “mamma buona” che si chiamano ATTERRAGGIO : quanto più un pilota è esperto tanto più ha coscienza d’avere tanti frammenti di “mamma buona”.
 
Il giovane pilota solitamente vola “con il cordone ombelicale all’atterraggio” : non va volentieri a volare in siti sconosciuti, non atterra se non “per sbaglio” in altri siti che non siano l’atterraggio ufficiale.
 
Visitare l’atterraggio prima di recarsi al decollo nel nuovo sito di volo ha questa valenza di calmiere dell’ansia: “fra poco la terra, da amica, ritornerà ad essere potenziale nemica : TUTTA eccetto questo frammento in cui atterrerai e che dall’alto cercherai di individuare come riflesso automatico”.
 
E’ forse questa la ragione psicanalitica per cui il “FANTASMA PIU’ GETTONATO” (51) trasversalmente da tutte le categorie di piloti è il timore di “NON ARRIVARE IN ATTERRAGGIO” e quindi la paura di non restaurare quel vissuto di “mamma buona” che è all’origine della “scelta di vivere”.
 
Dallo studio che fin qui abbiamo condotto sembra che l’atterraggio sia il principale organizzatore dello psichismo del pilota : la chiave del proprio “riprendersi” dopo essersi perso …
 
Infatti non solo il fantasma più gettonato riguarda l’atterraggio, ma anche molti altri fra i fantasmi classificatisi nelle prime posizioni hanno come scenario l’atterraggio :
  • (40) Mi contendo con altri lo spazio dell’atterraggio (non vi viene l’immagine dell’atterraggio come una lupa con le tette al vento e i lupacchiotti che si avvicinano all’atterraggio che se le contendono)
  • (25) Cambia d’improvviso la direzione del vento (la funzione della manica a vento interrogata per decidere di impostare la direzione dell’atterraggio)
La nascita è il condensato, il compendio di tutte le successive esperienze umane : in pochi attimi ciascuno di noi ha provato tutto quello che poi, con più calma e settorialmente risperimenterà nel corso della propria vita.
Per alcuni autori nella nascita è già contenuta l’esperienza della morte : il neonato abbandona la placenta che fino ad allora era il proprio organo principale e che inevitabilmente diventa il primo pezzo di noi che ci lascia definitivamente.
 
In tutte le cure psicologiche la “RINASCITA” (re-inferazione, ri-generazione, ri-costruzione, ri-vitalizzazione, ri-sperimentazione, ri-attualizzazione) è considerato un momento fondamentale di snodo della cura.
 
In prossimità dell’evento, tutto il corpo entra inevitabilmente in risonanza : l’esperienza bioenergetica dei tremori è universalmente avvertita.
 
Per il passeggero il momento topico dell’esperienza volatoria è tutto qui …
Per il volatore c’è tutto lo sviluppo successivo incentrato sui movimenti di salita e di discesa (studiati da Desoille sull’ IO CORPOREO ILLUSIONALE)
 
VOLO COME RI-NASCITA : (PERCHE’ NON CI HO PENSATO PRIMA!!!!) – LA RISPERIMENTAZIONE DEGLI ORGANIZZATORI ARCAICI  DELLO PSICHISMO.
Quando non c’era ancora il simbolo – LA PAROLA. La mente che incontra il corpo utilizza altri stumenti di espressione : non meno intelligenti della parola, forse un po’ meno intelligibili …
Ed ecco che incontriamo tutti i principali organizzatori dello psichismo infantile studiati da Spitz.
Dovevo prevederlo : sono stato sorpreso vedendo anche qui i risultati della seconda batteria di domande contenute nel questionario sui fantasmi.  
Quello più gettonato è il SORRISO (ve la ricordate la “risposta sorriso?”)
Ma non mancano LA LODE A DIO (che surclassa 44 a 22 la più razionale richiesta di aiuto a Dio per risolvere una situazione critica)
Riesumare motivetti DEL PASSATO e CANTARLI (più o meno ad alta voce)
A pari merito IL PIANTO E IL GRIDO.
 
ELENCO ORGANIZZATORI PRIMORDIALI 
 
LA RISPERIMENTAZIONE DEGLI ORGANIZZATORI COMPENSATORI  DELLO PSICHISMO.
Sulla strada faticosa e non sempre piana e a senso unico che ciascuno di noi ha compiuto per arrivare ad attaccare il cervello alla bocca e raccontare la verità (il fantasma) per quello che è, il bambino attraversa tutta una gamma variegata di secondi organizzatori che fanno riferimento al canone della competizione, della bugia, dell’anticipazione mitomanica … 
 
ELENCO ORGANIZZATORI SECONDARI

  ESERCIZI PER SUPERARE LA PAURA DI VOLARE E I SINTOMI CORRELATI. (volo in parapendio)

 ABBIAMO VISTO COME, SULLA BASE DELLE INTUIZIONI PROPOSTE NEL PRECEDENTE ARTICOLO “LA CHIAVE DI TUTTO”, SUL PIANO DELLA COSCIENZA VEDIAMO UN  FENOMENO : IL VOLO. SUL PIANO DELL’INCONSCIO STIAMO RIVIVENDO L’ESPERIENZA DELLA NASCITA.
IL VOLO QUINDI E’ UNA RINASCITA.
 
SINTOMI FISICI E PSICOLOGICI CONCOMITANTI AL VOLO
Basta interrogare un qualunque bipostista, ci dirà che è consueto osservare almeno uno dei seguenti fenomeni in almeno il 25% dei passeggeri trasportati :
  • Il passeggero arriva in decollo e decide di rinunciare al volo
  • Immobilità al decollo
  • Gamma di sintomi in volo : abbondante sudorazione – vertigine – richiesta di arrivare al più presto in atterraggio – pianto – grido di terrore – nausea… svenimento

Il volo è stato bello, unico, meraviglioso, esilarante, sorprendente, … Tuttavia mediamente solo 1,5 passeggeri su 100 fanno un secondo volo.

Da parte nostra, come bipostisti riteniamo di aver offerto al cliente un buon prodotto, abbiamo usato tutte le premure e attenzioni, abbiamo dato tutte le spiegazioni… Come mai queste reazioni?
Sulla base del nostro studio oggi abbiamo la capacità di capirlo, ma soprattutto possiamo FARE QUALCOSA per fare in modo che le cose vadano diversamente.
 
UNA DOVEROSA AVVERTENZA PRELIMINARE
L’attenzione per gli aspetti psicologici del volo NON SONO SOSTITUTIVI ma sono complementari rispetto alle procedure di sicurezza che siamo abituati a osservare :
        spiegazione al passeggero delle caratteristiche generali del volo in parapendio – procedure di sicurezza
        controllo accurato dell’attrezzatura
        spiegazione della corsa al decollo e atterraggio
        postura da tenere in volo e in atterraggio
 
LE COMUNICAZIONI DI PSICOLOGIA DEL VOLO
Si tratta di integrare le comunicazioni canoniche con le seguenti comunicazioni a mo’ di induzione ipnotica … Per chi non è esperto della materia si tratta di interiorizzare questi semplici passaggi (ma soprattutto crederci!)
 
Recentissimi studi hanno dimostrato in forma sperimentale che l’esperienza del volo riattiva anche se noi non lo vogliamo o non ce ne accorgiamo, LE TRACCE DI MEMORIA INTERNE DELLA NOSTRA NASCITA.
 
Sentiamo paura prima di decollare e diciamo che ABBIAMO PAURA DEL VOLO : in realtà le paure che avvertiamo riguardano l’automatismo che dentro la mente umana collega IL VOLO ALLA NASCITA.
 
Quando sogniamo di volare, in realtà stiamo ri-sperimentando sia la cenestesi (le sensazioni fisiche passive) sia l’immaginario arcaico che abbiamo provato quando siamo venuti al mondo.
E’ questo intimo legame fra VOLO e NASCITA che rendono l’esperienza di volare tanto drammatica (perchè smuove paure) quanto benefica (perchè IN SE’, successivamente ci procura una stato di duraturo benessere).
 
Staccandosi da terra ciascuno di noi rivive la meccanica con la quale è venuto al mondo che gli psicanalisti chiamano TRAUMA DA PARTO.
 
Per questo non starò qui a rassicurarti sul fatto che il volo è sicuro… che personalmente ho fatto centinaia di voli con passeggeri senza alcun incidente… che la vela è una macchina autostabile che è stata certificata in quanto si riapre da sola in pochi decimi di secondo… che come dotazione d’emergenza ho a disposizione un secondo paracadute in grado di sostenerci tutti i due… Non userò queste rassicurazioni proprio perchè magari riuscirò a convincerLa per quanto riguarda il volo, ma nessun potere queste rassicurazioni possono avere sul fantasma d’origine : LA NASCITA.
 
Per intervenire sul fantasma d’origine abbiamo per fortuna altri sistemi  che brevissimamente possiamo imparare per applicare quando eventualmente avvertirà qualche sintomo sgradevole.
 
GLI ESERCIZI PRELIMINARI
Prima di utilizzare questi strumenti succedeva che 1 passeggero su quattro avvertiva dei sintomi in volo che innescavano questa sequenza :
  1. iniziano piccoli fastidi ad avere fastidi come vertigini, sudorazione, palpitazioni, irrigidimento muscolare, lacrimazione, orripilazione …
  2. il passeggero, cosciente del fatto che paga l’esperienza cerca di reagire da se’ arrivando a negare questi sintomi dicendo con spavalderia che va tutto bene
  3. I sintomi negati si acuiscono, compare la nausea… A questo punto il passeggero che avrebbe voluto che il volo durasse tanto e sperimentare il guadagno quota, ammette di non stare molto bene e prega il pilota di andare a terra.
  4. Siccome il pilota non può chiudere la vela d’un colpo e atterrare repentinamente, il tragitto fino all’atterraggio diventa un momento critico di sofferenza che in un caso su 75 può portare allo svenimento.
 Noi non sappiamo a priori chi diventerà sintomatico. E’ opportuno allora che la seguente sequenza di esercizi la facciamo a tutti, così PREVENIAMO, ANZICHE’ CURARE …
Chi ha messo a punto questi semplici esercizi li ha sperimentati sulla propria clientela certificando la comparsa di sintomi in 1 su 10.
Ma veniamo all’analisi degli esercizi …
Dopo aver adeguatamente suggestionato il nostro passeggero con le parole che abbiamo riportato nel paragrafo precedente (sfruttando magari la percorrenza in macchina o shuttle fino al decollo), diciamo al pazien… pardon! AL CLIENTE che, siccome lo scenario inconscio in cui ci andiamo a ricollocare è quello della nascita, anche se non si ricorda più quello che è successo allora, può facilmente capire come ha affrontato (E VINTO) allora il suo trauma da parto : lo stesso dobbiamo cercare di fare oggi…
Diciamo al cliente che quando siamo nati, rispetto a quando eravamo nella pancia della mamma, ci sono andate tutte male :
        eravamo belli tranquilli (anche se ultimamente un po’ strettini) dentro il liquido amniotico, poi tutto il trambusto, i rumori, le spinte della mamma, il tifo da stadio del pubblico in sala parto …
        eravamo belli caldi, poi l’aria sulla pelle, l’acqua sul corpo, il tiepido e il freddo…
        eravamo ben pasciuti, poi l’angoscia della mancanza, del bisogno …
In questa litania di sfortune, c’è stata una sola cosa positiva. L’unico conforto che ho avuto e che ho utilizzato a piene mani è stato IL RESPIRO, nella forma del pianto, del grido : del RUMORE.
E’ stato un respiro SONORO quello che mi ha introdotto alla sopravvivenza.
E ancora oggi che ri-sperimento quel momento, il RESPIRO SONORO sarà la chiave per cavarmela…
 
IMPARO IL RESPIRO SONORO IN 4 ESERCIZI
1)     Mi sdraio per terra, alzo le ginocchia e chiudo gli occhi. Mi estraneo da tutto quello che mi circonda e mi concentro esclusivamente sul va e vieni dell’aria nel mio corpo. Capisco che nel corso degli anni ho imparato a mettere il silenziatore al mio respiro… Adesso il tempo gira a ritroso e inserisco una “uhmmmmmmmm” al mio respiro… Prima flebile, poi sempre più evidente.
2)     Mi accorgo che ci sono tanti blocchi nel mio respiro : mi accorgo di avere un movimento solo toracico, o solo diaframmatico, comunque più breve rispetto alla possibilità di estensione. Mi impegno ad espandere il mio respiro fino a raggiungere il massimo della espansione. E più espando più faccio rumore … Il meglio sarebbe arrivare a simulare il grido del neonato, ma funziona anche solo con “uhmmmmmmmm”
3)     Espando al massimo il respiro, unisco le braccia :
        TIRO DENTRO L’ARIA e con le mani la prendo con un movimento che dalle ginocchia tocca le cosce, il bacino, l’addome e arriva fino al toraci
        BUTTO FUORI L’ARIA metto i palmi delle mani in posizione di spinta e assecondo con un movimento più repentino di prima l’espulsione dell’aria.
        RIFACCIO QUESTO MOVIMENTO UNA VENTINA DI VOLTE, sempre mantenendo il sonoro al respiro.
4)     Cambio a questo punto il movimento delle braccia : continuo a respirare con il sonoro e con le mie braccia vado alla ricerca di qualcosa o di qualcuno. E’ il movimento di braccia del bambino che è uscito e che adesso a tentoni respira e ricerca. Vado avanti con questi movimenti almeno per 2 o 3 minuti.
5)     A questo punto ho imparato la respirazione sonora. Se in volo avverto qualche sintomo porto immediatamente la mia attenzione al respiro, capisco che ho collassato il respiro (breve e bloccato) : comincio a fare il respiro sonoro espandendolo progressivamente.
6)     Continuo a respirare con il sonoro fino a quando i sintomi non sono completamente spariti. 
 
CHE ALTRO DIRE …
Godetevi la vostra RI-NASCITA !
 
 
ANGELO GARAVAGLIA

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