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PRONTI AL DECOLLO

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Se vuoi volare con me, MANDAMI UN SMS CON SCRITTO “VOGLIO VOLARE” AL 3475423893.

Io inserirò il tuo cellulare nella mia phone list. E ogni venerdì, se per il fine settimana la meteo è favorevole, riceverai un messaggio che il sabato e la domenica successiva è buona per il volo… Se sei libero, e sei veloce, prenoterai il tuo volo…

La meteo io la rilevo dal sito :

– www.astrogeo.va.it

Fuori di metafora, il volo è il condensato dei sogni della specie umana. Il volo in parapendio biposto è la risorsa più comoda, facile, economica e sicura per entrare in questo sogno. Decidere di venire a volare non ti risparmia però il risorgere di qualche fantasma dell’inconscio o qualche notte prima di agitazione. Ti propongo alcune riflessioni per aiutarti ad  elaborare la decisione che hai preso.

Tecnicamente le uniche due situazioni delicate del biposto sono : IL DECOLLO E L’ATTERRAGGIO. Il periodo che passa fra il decollo e l’atterraggio può essere o meno funestato da un unico inquilino indesiderato : il conato di vomito, per questo è opportuno stare leggeri di stomaco.

Quello che rende delicato il decollo è che il passeggero è imbragato davanti al pilota e per decollare è necessario che faccia una piccola corsetta in avanti verso la discesa. La pratica di ogni sport prevede che lo sportivo si confronti con un qualcosa di innaturale e lo vinca : per lo sci si tratta di guardare a valle anzichè il più rassicurante guardare verso monte, per il nuoto si tratta di infilare la testa sott’acqua, per il calcio si tratta di tenere la palla fra i piedi senza guardarla… PER IL PARAPENDIO SI TRATTA DI MUOVERE DEI PASSI IN DISCESA TENENDO IL BUSTO IN AVANTI …

Tuttavia la posizione innaturale viene resa possibile dalla FIDUCIA.

Il pilota si è costruito questa fiducia andando giù per il campetto, all’inizio della scuola, scoprendo via via che la vela, aprendosi sopra la propria testa, entra in portanza e sorregge il suo peso.

Il passeggero non ha fatto campetti : e la fiducia non ha il tempo di costruirsela per la vela, può al massimo costruirsene un po’ per il pilota…

Ci siamo imbragati insieme, tu sei davanti a me, ti dico vai e tu fai 2 o 3 passi in discesa. I cordini entrano in trazione e la vela si alza fino ad arrivare sopra la nostra testa.

Se c’è brezza che sale ci pensa lei a gonfiare la vela sopra la nostra testa : facciamo due passi e facciamo trazione fin quando è sopra la nostra testa. E questo è il momento delicato : finita la trazione il passeggero crede che ci penserà la brezza anche a tirarci su e smette di andare avanti, si pianta davanti al pilota. E a questo punto o il pilota è lesto a sorpassare il passeggero e a trascinarselo, oppure la vela passa davanti a tutti e due e il decollo miseramente abortisce.

Se la brezza non c’è, allora si tratta di correre per una ventina di passi in discesa : passeggero davanti, pilota dietro : sincronizzati. Se il passeggero si impianta vale quanto detto sopra.

Un consiglio : continuare a correre anche quando ci si sente sollevare! E’ possibile che la portanza della vela non sia valida e si ritorni per qualche attimo con i piedi a terra : se ne siamo consci siamo già pronti a fare ancora qualche passo… Se non ne siamo consci ci troviamo con il classico “c… (sedere) per terra”.

SIAMO IN VOLO.

Quando te lo dico io ti metterai a posto nell’imbrago.

Se troviamo qualche termica la giriamo come fanno gli uccelli e andiamo su… Se te la senti…

Altrimenti andiamo fuori dritti verso l’atterraggio…

Imposteremo l’atterraggio…

Sotto l’imbrago del passeggero c’è un pallone ben gonfio che è stato studiato apposta per attutire l’urto. Io consiglio di restare comodamente seduti e alzare le gambe . . . il pallone farà il resto . . . Si tenga presente che il 90% dei sinistri liquidati dalla compagnia di assicurazione sono per guai alla caviglia del passeggero . . . Si atterra su un terreno accidentato per cui . . . magari non sarà un atterraggio elegante . . . ma evita qualsiasi incognita . . .

BUON VOLO E ARRIVEDERCI ! ! ! !

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